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La biciBassa a Boretto tra Bonifica e l’uomo del ponte

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Domenica 8 Settembre la biciBassa si è divisa in due gruppi.

Il primo ha deciso di puntare verso lontani lidi e per la precisione sulla ciclabile Stellata-Ferrara. Il secondo gruppetto ha puntato sulla visita a due luoghi simbolo della Bassa Reggiana.

Da tempo lo si voleva fare ma non ce n’era stata l’occasione anche se tantissime volte siamo passati davanti alle due mete. La prima è l’impianto della Bonifica a Boretto.

Eravamo nei paraggi e dalla ciclabile abbiamo notato la presenza di due addetti e il grande portone aperto. Che fare? Andare a vedere!

Abbiamo così colto l’occasione favorevole perché il grande complesso era in attesa di una visita programmata di un gruppo. Ci siamo quindi fatti avanti e in attesa che il gruppo arrivasse ci siamo gustati la splendida proiezione multimediale che può contare su un pannello-parete alto 14 metri e una serie di proiettori sincronizzati. Il video illustra la storia della bonifica e le sua attività quotidiane con una serie di giochi visivi ad altissimo impatto unite ad animazioni e suoni davvero riuscitissimi. Vale davvero la pena visitare l’impianto e il suo enorme locale contattando la Bonifica anche solo per questa proiezione.

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All’interno si possono notare anche le macchine anteguerra per l’apertura delle paratie che immettono l’acqua in Fiuma e la ricostruzione di un ufficio arredato con materiale di parecchi decenni addietro sempre appartenente alla Bonifica assieme alle molte foto inedite raccolte in album.

Restiamo in zona, vicinissimi e andiamo al museo Dino Gialdini.

Incontriamo il “vecchio” pontiere Romano Gialdini, figlio di un altro pontiere, Dino. È Romano che ha fortemente voluto questo museo vivo detto “Casa dei Pontieri” ed è lui che ci viene incontro dopo che abbiamo chiesto informazioni al ristorante sul piazzale.

Ci illustra una per una le foto storiche, ci narra del lavoro sul ponte e degli imprevisti, delle fatiche per aprire alle imbarcazioni in transito e per rimetterlo in sesto subito dopo. Le fotografie storiche sono meravigliose e per chi ama il Po sono davvero ricordi da fissare bene in mente.

Romano ha mantenuto tutto il possibile e quello che è andato perduto ha cercato di rintracciarlo altrove, persino alcuni barconi originali in cemento provenienti dal ponte di Guastalla. Ha terminato il modellino del ponte Boretto – Viadana iniziato dal padre tanti anni fa, curato in ogni minimo particolare e nel religioso rispetto della scala.

Ci porta poi in un ambiente aperto da un lato in cui sfoggia la sua collezione di arnesi di ogni tipo indispensabili al lavoro sui ponti in chiatte.

È ormai tardi, è l’ora del pranzo e non c’è il tempo per terminare la visita: la faremo un’altra volta. Perché è sicuro che da Romano torneremo appena possibile. Anche perché oltre all’attrattiva della storia del ponte c’è lui, un vero uomo del Po, non solo per il lavoro che ha svolto per una vita ma soprattutto per la sua umanità e umiltà. Alla fine ci offre un Crodino e ci lasciamo portando a casa l’immagine bellissima di un uomo di oggi che stringe il suo passato nel cuore e che ha carisma da vendere pur nella sua fiera semplicità.

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Romano Gialdini, l'ultimo pontiere del Po

Romano Gialdini, l’ultimo pontiere del Po

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La biciBassa: una pizza in compagnia

Giovedi 4 Luglio abbiamo organizzato una pizzata del gruppo biciBassa alla quale hanno partecipato alcuni dei più attivi frequentatori delle nostre biciclate domenicali.

Ma la biciBassa poteva dimenticare il nostro mezzo di locomozione preferito?

Dovevamo forse abbandonare in garage i nostri amati e “spremuti” velocipedi?

No! Non sia mai detto!

E allora siamo partiti da Guastalla sotto il solito ciliegio alle 20 e in gruppo abbiamo inforcato le bici seguendo la classica e amata ciclabile del Po passando dal lido Po, dalla golena di Gualtieri e seguendo l’arginello ciclabile fino a Pieve Saliceto dove, attraversata la statale e scesi verso il paese, abbiamo parcheggiato i nostri veloci mezzi davanti alla piscina pizzeria El Paraiso.

Nadia, Max e Sergio in ammollo

Non contenti, tre dei nostri, hanno deciso di tuffarsi per un bagno in piscina ritardando così l’arrivo delle pizze agli altri affamatissimi del gruppo.

Alla fine della cena è uscita la sorpresa di una torta per festeggiare il compleanno (scaduto da qualche settimana…) di Nadia.

Sul dolce c’era il marchio della biciBassa che esce finalmente allo scoperto, opera di Donato!

Al ritorno i più temerari hanno scelto sempre la via della ciclabile del Po, seguita a ritroso sotto la luna piena che ha rischiarato il nostro percorso verso casa.

Bellissima la sensazione visiva di un paesaggio che conosciamo tanto bene, tra pioppeti, campi e vegetazione in riva al fiume ma che con le ombre della notte assume un’altra dimensione, intima, naturale, molto diversa.

Forse meno bello è stato udire uno stranissimo rumore proveniente da uno dei bugni che si incontrano nei pressi della ciclabile. Forse un richiamo nel buio profondo della vegetazione oppure un lamento animale che di certo nessuno di noi aveva mai sentito prima e che, visto il rantolo tutt’altro che rassicurante, abbiamo chiamato “il soffio del mostro del bugno”….

Un mistero che ha accompagnato l’allegria di una serata della biciBassa.

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La biciBassa tra argini e pioppeti

Il gruppo biciBassa tra i pioppeti

Vittorio e il pescatore

Domenica 11 Marzo tempo bello e freschetto.

La destinazione prevista è il ponte di barche a Torre d’Oglio, meta abituale per un giretto senza pretese di inzio stagione.

Si parte alle 9,45 in direzione del ponte sul Po Guastalla-Dosolo: il vento è contro, quindi ci gusteremo una salita al ritorno col vento a favore.

Ci portiamo come al solito sull’argine sinistro del Po che percorriamo fino all’altezza di Cavallara. Decidiamo di optare per la prosecuzione della ciclabile sull’argine che in quel punto abbandona il comodo asfalto per la ghiaia e i buchi. E’ un percorso che non avevamo mai fatto già sapendo che le condizioni della ciclabile non erano certo ottimali.

Tuttavia ci spinge il desiderio di trovare una stradina in mezzo ai pioppeti che, da questo lato del Grande Fiume, ci conduca al punto in cui l’Oglio sfocia in Po: luogo molto interessante dal punto di vista panoramico.

Aggiriamo Cizzolo e nei pressi di una grande villa in stile medievale, con tanto di merli come usava nell’architettura di un secolo fa che copiava i simboli dell’età dei castelli, troviamo una stradina sterrata che scende a destra. La direzione è quella giusta ma già da subito si vede che si biforca.

Gustavo decide per tutti di prendere la strada a sinistra. Facciamo pioppeti su pioppeti e, quando vediamo una radura, si apre il fiume davanti a noi. Però non è l’Oglio, è il Po!

Troviamo sul posto un pescatore e un energico uomo di Po, Vittorio, che ci racconta un po’ della sua storia e ci spiega il significato di un paio di maestà o cappellette edificate per chiedere al Divino la protezione per i barcaioli del Grande Fiume che scorreva un tempo molto vicino all’abitato di Cizzolo mentre oggi è ben distante. Quei barcaioli trainavano in risalita le barche con la forza. Un mestiere duro che oggi con fatica riusciamo a comprendere appieno.

Il gruppo nella radura

Fare amicizia con Vittorio non è difficile e ci strega coi suoi racconti simpatici. Però il tempo scorre troppo veloce e siamo ancora troppo distanti dalla meta finale.

Abbandoniamo i pioppeti e ci portiamo ancora sulla ciclabile che ci porta stavolta, via Cizzolo, sull’argine-strada maestra che conduce a San Matteo della Chiaviche.

E’ troppo tardi: decidiamo di rinunciare al ponte e ci fermiamo per il caffettino.

Poi di corsa a casa ritornando, dopo il grande canalone di San Matteo delle Chiaviche, sulla ciclabile del Po che abbiamo fatto all’andata. Questa volta con il vento che ne frattempo si è alzato e che ci costringe ad un doppio sforzo.

Una quarantina di chilometri tranquilli. Ha vinto il placido Po che ci ha contagiato con uno dei suoi uomini: Vittorio.

Vittorio, uomo di Po

Il Po nei pressi di Cizzolo

Gustavo si fa superare da una anziana signora (con bici elettrica)

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La biciBassa alla “due ponti” tra Guastalla e Viadana

La biciBassa a Boretto

La chiesa di Boretto

Domenica 9 Ottobre il freddo si comincia a sentire decisamente nonostante la bella giornata di sole.
Un anello quasi interamente di strada ciclabile riservato agli amanti della bici è il percorso che scegliamo per un giretto che prepara la chiusura dell’anno 2011 della biciBassa.
Partiamo alle 9,40 per scongiurare le temperature più basse e l’abbigliamento comincia ad essere pesante mentre l’aria che respiriamo rinfresca i bronchi un po’ oltre il gradevole.
Il primo ponte Guastalla-Dosolo lo affrontiamo in scioltezza tra il traffico consueto di auto e camion. E’ una liberazione quando saliamo sull’argine maestro del Po e ci rilassiamo godendo della vista sopraelevata.
La strada la conosciamo bene per averla fatta mille volte ma è sempre un piacere per noi della biciBassa che siamo affezionati a questa ciclabile bella e godibile per ogni età.
Prima di Viadana si è obbligati a percorrere un tratto di strada trafficata ma ben presto si raggiunge il secondo ponte Viadana-Boretto che superiamo di slancio tra le vetture che ci sfrecciano accanto.
Da qui è tutto un piacere perché la ciclabile corre tra le campagne coltivate a destra e il fiume che a tratti si intravede a sinistra tra i pioppeti e le lanche del Grande Fiume tra cui quella di Gualtieri detta “degli Internati”. Qui ci fermiamo a fare alcune foto e percorriamo lo specchio d’acqua sulla riva passando di fianco a baracche degli amanti del Po su un sentiero in terra battuta tra vegetazione spontanea rigogliosa e pioppeti.
Sbuchiamo sulla strada ormai nei presso del lido Po di Gualtieri.
La ciclabile poi ci porta al Crostolo che superiamo sul bel ponte di legno (che necessita di urgente manutenzione!). Da lì il viale a pioppi cipressini ci porta fino in centro a Guastalla dove termina la biciBassa di metà Ottobre.

La cava "degli Internati" a Gualtieri

Daniele, Nadia, Donato, Paola e Sergio alla cava degli Internati

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La biciBassa a zonzo nella pianura tra Guastalla e Suzzara

Daniele, Nadia, Elena, Donato: quattro della biciBassa sull'argine maestro a Luzzara

Domenica 2 Ottobre il clima è ancora mite e invoglia ad una biciclata in stile biciBassa. Si decide per un percorso non impegnativo tutto dedicato alla riscoperta delle nostre campagne passando per strade normalmente difficili da incontrare durante i viaggi in auto.
Inizia a fare freschino e partiamo alle 9,30 diretti a San Girolamo di Guastalla seguendo via Pieve e via delle Ville. Superata la frazione ci fermiamo a Villarotta ad ammirare la stupenda chiavica antica, oggi sede di un minuscolo ma interessante museo della treccia, il materiale base per realizzare cappelli rustici molto utilizzati un tempo.
Dalla piazza di Villarotta proseguiamo dritti oltre il paese lungo strade di campagna che ci portano a Casoni. Sempre dritto per alcuni chilometri e strade a zig zag superiamo in un sottopassaggio la variante alla statale 62 e siamo a Codisotto di Luzzara.
Un pezzettino di statale e poi giù per via Arginotto costeggiando quello che nel Medioevo era il corso del Po, ora individuabile da due strade che si mantengono parallele alla stessa distanza.
Ci dirigiamo verso Riva di Suzzara e di qui, sempre costeggiando il Po Vecchio (ora è un anonimo fossato) arriviamo a Luzzara da nord.
Saliamo sull’argine maestro vicino alla vecchia fornace in disuso dove inizia la ciclabile asfaltata.
Di qui verso Guastalla il percorso è breve.
Una sgambatina utile a non perdere l’abitudine ai giretti della biciBassa e ad apprezzare alcune case agricole tipiche del territorio che altrimenti sarebbe impossibile notare.

Il vecchio caseificio Zamiola, sulla omonima via luzzarese.

La ciclabile sull'argine maestro a Luzzara

 

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La biciBassa a Viadana

L'arco, il simbolo di Viadana, con quelli della biciBassa

Il municipio di Viadana e due della biciBassa

Domenica 28 Agosto, dopo sospirate e godute vacanze un gruppetto di bicibassaioli rilassati ha voluto tornare alle origini, quindi “pochi ma buoni” e itinerario semplice  da concludersi in un’ora e mezzo circa. Nulla di impegnativo e tutto di estremamente rilassante.
Dopo una lunga assenza tornano nel gruppo Claudio e Rosa e in loro omaggio si decide per un giro a Viadana per la splendida ciclabile che corre sull’argine maestro del Po nella sua sponda sinistra.
Con Gustavo che tira il gruppo stanco e spensierato superiamo il ponte sul Po tra Guastalla e Dosolo e sfidiamo auto e camion che numerosi sfrecciano. E’ un relax favoloso salire poi sull’argine dove non ci sono mezzi a motore ma solo gente in bici o a piedi che gusta il paradiso della vegetazione selvatica in mezzo ai pioppeti regolari verso la corrente del Grande Fiume. Dall’altra parte dell’argine è tutto un susseguirsi di paesi come Correggioverde (piccolo borgo che guarda al Po racchiuso attorno alla sua chiesa), Pomponesco (stupenda la sua piazza e le case sulle sue poche, antiche vie gonzaghesche), Buzzoletto, frazione rivierasca con la chiesa barocca che si stacca dalla sommità dell’argine e sembra alzarsi a guardare al fiume che da quel punto è piuttosto lontano.
Il paesaggio è dominato dalle case coloniche e dalle abitazioni tipiche della zona, spesso unite le une alle altre e purtroppo inserite in contesti in cui anche brutte ristrutturazioni sono ben visibili.
La pedalata di qualcuno è stanca e si sente il dopo-ferie. Ci adeguiamo perché la temperatura non ci è amica nonostante un timido accenno di brezza.
Alla fine della ciclabile attraversiamo la provinciale e scendiamo giù verso Viadana approdando nella zona del Carrobbio. Da lì in pochi minuti si raggiunge il centro per gli annosi portici che anticipano di poco la piazza centrale dove sta il municipio e un bel bar dove ci sediamo per l’agognata pausa caffè.
Facciamo la foto di rito sotto l’arco che è un po’ il simbolo della cittadina e ci inoltriamo per la via che ci porta al ponte.

Le putrelle pericolose sul ponte Viadana - Boretto

Non ne abbiamo mai parlato ma è ora di farlo. Il ponte di Viadana ospita in entrambi i sensi di marcia altrettante micropiste a lato della carreggiata, chiuse da un guard-rail. Ebbene direi che per un uso ciclistico sono pericolosissime e da non utilizzare assolutamente.
In primo luogo il fondo è in piastroni di cemento che non aderiscono gli uni agli altri  facendo sobbalzare il ciclista ad ogni metro.
Poi il guard-rail che separa dalla zona auto è chiuso al suo interno (quindi verso il povero ciclista!), da putrelle con angolo vivo che restano a pochi centimetri da chi va in bicicletta! Non voglio nemmeno pensare cosa potrebbe accadere ad un anziano, ad un bambino ma anche ad un adulto se perdesse l’equilibrio incontrando quelle punte acuminate! Ma è possibile che non si rispettino nemmeno le più elementari norme di sicurezza? Almeno proteggere i ciclisti da quelle assurde putrelle con lo spigolo vivo sarebbe un obbligo!

Il ritono per la ciclabile del Po reggiano nei pressi di Gualtieri

Il ritorno lo scegliamo con la nostra amatissana ciclabile paesaggistica che corre da Boretto fino a Guastalla passando per Gualtieri. Sempre immortalmente affascinante.

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La biciBassa tra Po ed Enza

 

 

 

 

La passerella a Brescello

 

Mauro e Davide in procinto di scendere

Domenica 17 Luglio, nonostante il caldo della scorsa biciclata e nonostante l’aria di smobilitazione pre-ferie, pian piano si riforma il gruppo della biciBassa ansioso di altri percorsi prima della pausa.

La decisione sotto il ciliegio si fa ardua ma si parte in direzione della ciclabile che costeggia le terre golenali tra Guastalla e Brescello.

Nulla di nuovo, quindi, se non il piacere eternamente rinnovato di un tragitto fuori delle strade principali e sopraelevato sull’arginello che delimita la ciclabile e le dà vita e forma.

Arriviamo a Brescello costeggiando il Po e prima dell’abitato ci fermiamo presso la trattoria a due passi dall’Enza che sfocia nel Grande Fiume poco oltre. Su un lato della trattoria uno spiazzo ci apre la visuale ad un camminamento-passerella in ferro che valica l’Enza collegando il lato reggiano con quello parmigiano. Superiamo la catenella con le bici e ci incamminiamo rispettando il limite di cinque persone per volta. Dalla passerella si gode da un lato il panorama di un torrente, l’Enza appunto, che dopo tanti chilometri a scendere dalle montagne emiliane qui si fa placido e immobile contornato da una vegetazione lussureggiante a salici. C’è anche un pontile galleggiante cui sono attraccate varie imbarcazioni.

Pontile a Brescello sull'Enza

Prima di arrivare dall’altra parte una sgradita sorpresa. Le oscillazioni fanno muovere un nido di vespe proprio sotto la passerella che ci assalgono. In quattro risultiamo colpiti dalle punture dolorose tipiche di questa specie. Si interviene come si può, in particolare coll’antico rimedio tramandatomi dalla nonna: un po’ di terra e l’acqua per renderla poltiglia e quel che ne risulta pressato per alcuni muniti sulla parte dolente. Funziona e ripartiamo.

Sulla sponda parmigiana però non c’è nulla: la passerella conduce ad un pioppeto appena zappato e quindi difficile da percorrere in bici senza scendere. Nel breve ci troviamo nel regno dei pioppi dove non c’è anima viva se non una incerta famigliola del posto in bicicletta che ci indica una strada in modo poco convincente per poi raggiungerci e sconsigliarcela.

Il gruppo nel tunnel vegetale della Parma morta

 

Prospettiva selvaggia e affascinante del tunnel della Parma morta

Ci infiliamo in una traccia di trattori nei pioppeti, poi davanti ad un bivio osiamo la strada meno promettente.

Non sappiamo dove andare e due dei nostri, Davide e Sergio, vanno in avanscoperta come si usava nel Far West alle carovane dei coloni nelle terre dei Sioux. Ritornano con notizie poco rassicuranti: sentieri chiusi e arginello erboso poco praticabile. Ritorniamo al bivio per poi seguire una strada polverosissima che ci porta ad un borgo di poche case vicino ad un argine. Siamo nel comune di Mezzani e, una volta risalito l’argine, possiamo orientarci meglio. In distanza si nota la costruzione della chiusa di bonifica presso la quale siamo già passati in un giretto di qualche mese fa. Ma proseguiamo sull’argine fino ai primi tratti della Parma morta, un antico corso del torrente Parma che qui resiste non più collegato alla corrente principale generando così un bacino chiuso ricco di vegetazione che lo copre quasi completamente. Scopriamo un tunnel di piante che sorge proprio a lato della Parma morta e lo percorriamo, veramente suggestivo ma ricco di zanzare. Sbuchiamo sulle sponde dell’Enza e riprendiamo un tratto fatto poco prima. Saliti sull’argine questa volta puntiamo verso Coenzo via ciclabile dove ci fermiamo per un rapido rifornimento d’acqua scatenando la curiosità di un pacioso gruppo di anziani che di fianco alla fontanella ha eletto la propria sede estiva.

Ritorniamo a Brescello e ripercorriamo la ciclabile dell’andata per Boretto, Gualtieri e infine Guastalla.

In totale 50 km avventurosi e, polvere a parte, piacevoli.

I nostri amici pensionati in relax ci osservano curiosi (foto Donato)

 

Primi, timidi, tentativi di marketing per la biciBassa...

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